Dialogo nella notte, Parte II: L’incontro!

Foto di jplenio da Pixabay

Leggere prima:

(Dialogo nella notte – Frammenti di Una Capoverdiana)

Dialogo nella notte, parte II: L’incontro!

Tra un sorseggio e l’altro di tè Barbidjaca, i pensieri dei due fluttuano nell’aria come gli atomi nell’universo… la sinfonia imperfetta. La presenza del non invitato si faceva sempre più oscura…

La bambina Araci si addormentò e tutto si fecce buio. Fiumi di immagini scorrevano nel suo sogno, una sensazione di grande confusione e di felicità l’avvolgeva.

Intorno a lei tutto si muoveva, faceva resistenza, voleva svegliarsi ma un impulso più forte la teneva in questo stato di sonnolenza, finché si abbandonò totalmente e si catapultò in un luogo famigliare e misterioso.

Era a Genova, seduta in un bar al Porto Antico, di fronte a lei vedeva il mare, il porto, la sfera dell’Acquario e le varie panchine sparse di qua e di là, gente seduta e gente che passeggiava. Una giornata invernale calda; stava arrivando il tramonto. Il cielo era di un colore rosso-arancione, l’aria era pulita e leggera. Da lontano vedeva due persone, camminavano verso di lei, una era vestita di rosso, indossava una giubba rossa, un lungo velo verde e l’altra portava dei pantaloni marroni, una camicia bianca con righe blu e portava con sé una borsa nera.

Era la nonna Jabar e Zizi (era cambiato)! Era felice ma allo stesso tempo aveva una paura tremenda. La piccola pensava:

 “Oh Dio, è venuta a punirmi… non ho più scampo, non ho voluto mangiare i suoi biscotti! Mi dispiace nonnina, mangerò tutti i tuoi biscotti la prossima volta, non punirmi… ecco stanno arrivando… non posso più scappare”.

Quando sono arrivati davanti a lei, si alzò e li salutò con un inchino. Si accomodarono vicino a lei e inizieranno a parlare in una lingua strana. Araci non capiva quello che le stavano dicendo. Zizi capì e iniziò a parlarle nella sua lingua. Le spiegò che la nonna Jabar lo stava portando nel suo viaggio, la destinazione era un luogo lontano, lontano, lontano.

Zizi era avvolto da una luce bianca e dolce, aveva due compiti speciali in questo viaggio: preparare il cibo e lavare i vestiti della nonna Jabar.

Mentre, Araci stava parlando con Zizi, alzò lo sguardo e lo scenario non era più lo stesso…erano a Capo Verde. Nonna Jabar era insieme a tante persone, non era più vestita come prima, questa volta era vestita di verde e nero. Nella confusione di voci sentiva che le stava parlando, eppure era consapevole che lei non era più fisicamente in quel mondo, non era il suo corpo ma il suo spirito.

La gente si accalcava una contro l’altra, urlavano, laceravano i vestiti e cercavano di prendere la bambina. La nonnina batté un bastone sulla terra e lo scenario cambiò ancora un’altra volta.

Erano a Varazze! Il mare era così pulito, trasparente, color azzurro con delle piccole onde color sabbia. La nonna Jabar e Zizi erano in mare, nuotavano, nuotavano come dei pesci. Araci cominciò a nuotare insieme a loro, una sensazione di pace cresceva dentro il suo cuore e la paura svanì. La cosa strana è che non erano bagnati, i loro abiti erano puliti e asciutti.

Da lontano si sentiva una voce melodica e triste. Qualcuno stava cantando una canzone e la sua voce si avvicinava sempre di più a loro. La bambina Araci alzò lo sguardo e vide una donna con la zampa di gallina che camminava sulle acque.

Sandra Andrade

(Frammenti di una Capoverdiana)

Dialogo nella notte: LA NONNINA

PARTE I

La nonnina

Dialogo nella notte: la nonnina

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In una notte fredda d’inverno, la nonna Jabar era seduta alla tavola dei pensieri insieme alla bambina Araci. L’aveva invitata per il solito tè della mezzanotte. Nonna Jabar segue il calendario lunare per misurare il tempo delle anime; pertanto, ogni plenilunio invita la bambina triste per “sfilare” i filamenti della vita. Dopo un paio di sorseggi e di scambi di sguardi furtivi e compassionevoli tra i due, nonnina iniziò a parlare:

“Ogni essere umano ha un animale interiore, giusto? A volta viene nutrito da un essere tiranno, a volte da un essere benevolo. Né più né meno, questa è la logica degli esseri umani malati in questa dimora arcaica…”.

Araci: “Nonnina, cos’è una dimora arcaica?”

Nonna Jabar: “Piccola insolente, come osi interrompere la nonna?”

Araci: “Scusa, nonnina”.

Nonna Jabar: “va bene, scuse accettate. Vuoi un ancora un po’ di dolcini? Sai, li ho fatti io. Sono buonissimi!”

Araci: “Sto bene così, grazie”.

Nonna Jabar: “Sei sicura? Li ho fatto con le mie manine”.

Araci: “No, grazie nonnina”.

Nonna Jabar: Dunque dov’eravamo rimasti? Ah sì, dicevo prima, in questa dimora arcaica, le anime di questi disgraziati vagano spensierati e nostalgici nei corpi dei Jin”.

Con uno sguardo pietrificante la nonna Jabar si gira improvvisamente verso la piccola:

“Non fare domande, capito? Il “perché” non si usa qui. TU ASCOLTAMI”.

Araci: “Sì, nonnina! Nonnina sai, mi piace immaginare QUESTA DIMORA ARCANAAAAA come una grande barca dove ci sono tanti esseri viventi, minuscoli e piccoli. Zizi dice che è bello vivere in mezzo all’oceano”.

Nonna Jabar: “E chi è Zazi?”

Araci: “No nonnina, Zizi”.

Nonna Jabar: “Zazi, Zizi non importa. Chi è?”

Araci:” È un mio amico e si chiama Zizi! Ora è qui con noi”.

Nonna Jabar: “Io non vedo nessuno… uhm, strano! Molto strano. Chi sarà mai quest’ospite inaspettato? Nella notte dei peccati alcuni esseri si trasformano in bestie feroci, contempo altri si trasformano in piccole sardine. Da lontano si sente il sospiro delle onde e il canto del vento. Tutto è così simmetrico e perfetto nell’imperfezione! Chi è Zizi in questo oceano?”

Araci: “Dice di essere soltanto un piccolo pesce”.

Nonna Jabar: “Dunque, povera anima pietosa sei un piccolo pesce? Oh, tu essere impavido non hai sentito la chiamata del Signore? Perché sei qui? Mostrati alla luce della luna. Non costruite case su questo oceano, così ho sentito dire! I vostri figli non sono i vostri figli, così ho sentito dire! Mia dolce e innocente Araci, tra l’inferno e il paradiso c’è un grande deserto chiamato Vita, e tu, del resto come io, siamo solo granelli di sabbia. Il tuo amico non è un pesce, è qualcos’altro!”

Araci: “Nonnina, è buono con me”.

Nonna Jabar:” Araci, alza lo sguardo verso il cielo. A nessuno interessa ciò che pensi, ma ciò che fai. Dove vai non è importate, quello che conta è essere sempre in buona compagnia. Dunque, chi sei?”

Araci:” Nonnina, io non sono nessuno “.

Nonna Jabar: “Brava piccola, continua così…al tuo amico ci penserò più tardi”.

Tra un sorseggio e l’altro di tè Barbidjaca, i pensieri dei due fluttuavano nell’aria come gli atomi nell’universo… la sinfonia imperfetta. La presenza del non invitato si faceva sempre più oscura…

Sandra Andrade

(Frammenti di una Capoverdiana)