Associazione NU BAI e il progetto DJUNTA MO ART con Elena Musso

“Non c’è giorno che abbia passato a Capo Verde senza essermi sentita ben accolta da tutti. È un paese giovane che ha voglia di costruire, di crescere, su certe cose bisogna avere ancora un po’ di pazienza, ma non smetto mai di avere grande fiducia per il suo futuro. La cosa che amo di più di Capo Verde è che è un paese dove si vedono subito i risultati e questo è sempre un grande incentivo per continuare a lavorare nei progetti ed andare avanti”.

Oggi vi presento: Elena Musso, conosciuta come Lena o Leninha a Capo Verde, e il suo PROGETTO con altri giovani.

Elena:

Nel 2003 ho conosciuto Capo Verde grazie ai miei compagni di Capoeira. Da subito sono stata accolta dalla comunità capoverdiana a Genova e una parte di essa per me ormai è come la mia famiglia. Nel 2005 ho fatto il mio primo viaggio a Capo Verde, a João Galego (isola di Boavista). A quel tempo non c’era quasi turismo e l’aeroporto era microscopico. Per arrivare a Boavista da Sal abbiamo preso un aereo talmente piccolo (la Caboverde Express) che il personale di bordo ci ha fatto sedere nei sedili in base al nostro peso e i piloti sono decollati con il finestrino aperto. Arrivati alla meta mi sono trovata in un paesino delizioso con una popolazione di buon cuore come mai ho incontrato in vita mia. È stato amore a prima vista. C’era un unico problema: non capivo nulla di quello che mi dicevano. Niente. Così esattamente il secondo giorno della mia permanenza al nord, al buio della piazza centrale del paese, decisi che avrei imparato alla perfezione il creolo e tutto sulla cultura capoverdiana. Ed è quello che ho fatto negli ultimi quindici anni. Da Boavista ho passato tanto tempo a Mindelo, che amo alla follia, ho perlustrato isola di Santo Antão, Sao Nicolau e Santiago. Ho cercato di imparare tutte le varie differenze tra il nord e il sud e oltre a questo mi sono appassionata alle storie, alla gastronomia, alle leggende, alla cultura e all’artigianato di Capo Verde. Capo Verde è conosciuta mondialmente per la sua musica, molto meno per le sue storie e pochissimo per il suo artigianato che, come tutto a Capo Verde, è unico al mondo.

La prima volta che sono stata davvero a Sal (prima per me era solo un aeroporto di passaggio per andare in altre isole) è stato nel 2012. La mia amica Gaia abitava a Santa Maria e insieme a lei volevamo creare un’associazione per aiutare altre realtà capoverdiane già esistenti nel territorio. Quello che avevamo notato è che esistono tantissime organizzazioni e associazioni molto ben preparate e strutturate a Capo Verde ma che spesso non hanno abbastanza fondi per poter portare a termine i loro progetti. È nata così l’Associazione Nu Bai. La registrazione davanti ad un notaio è stata fatta immediatamente, perché volevamo rendere tutto il più trasparente possibile e poter da subito raccogliere fondi per chi ne avesse più bisogno. All’inizio l’Associazione ha aiutato la chiesa e bambini con problemi di salute, poi piano piano è nato il principale progetto dell’associazione, insieme all’ICCA, che è quello di borse di studio per aiutare gli adolescenti delle famiglie più povere a terminare il liceo ed insieme alla Camera Di Sal di distribuire materiale scolastico per sostenere asili, scuole primarie e centri ricreativi giovanili. Altri progetti dell’Associazione sono distribuzione di materiale per la Caritas, per i detenuti della prigione di Sal, sostegno a gruppi sportivi come capoeira, pallavolo e Scout di Santa Maria e corsi di formazioni per giovani che si affacciano al mondo del lavoro o giovani donne che vogliono migliorare la loro professionalità.

Quando sono andata a Sal per Nu Bai l’isola, e soprattutto Santa Maria, stava già cominciando ad essere centro del turismo del paese e il mio stupore è stato incredibile quando là ho scoperto, che la maggior parte delle persone sostenevano che la cultura capoverdiana fosse quasi inesistente e soprattutto che non esistesse nessun tipo di artigianato locale. Con questa scusa ai turisti venivano rifilati per la maggior parte souvenir provenienti dalla costa d’africa od oggetti industriali cinesi spacciati per prodotti artigianali. Ma come era possibile? Io avevo visto con i miei occhi tantissimi artigiani e tantissime splendide lavorazioni, perché nessuno le conosceva? Io e Gaia ne abbiamo cominciato a discutere a lungo, abbiamo cominciato a notare che non solo tantissime persone non conoscevano l’artigianato capoverdiano ma che moltissimi turisti perdevano interesse nel tornare a Capo Verde, proprio perché pensavano che il paese fosse troppo povero culturalmente. Così un giorno di maggio, mentre guardavamo le onde dell’oceano, ci è venuta l’idea: dobbiamo creare qualcosa per dimostrare che l’artigianato capoverdiano non solo esiste ma che è anche splendido. Ed è così nato il progetto di Djunta Mo Art.

Djunta Mo Art nasce con l’idea di seguire la logica del commercio equosolidale, di permettere agli artigiani di ogni isola di sviluppare e di riuscire a vivere del loro lavoro e soprattutto di aprirsi al mercato turistico senza dover lasciare le proprie comunità. Un altro punto importante del progetto è aiutare gli artigiani che ne hanno bisogno a perfezionare i loro prodotti, rendendoli più appetibili ad un mercato esigente. Un semplice esempio è l’utilizzo delle chiusure antiallergiche per gli orecchini. Di principale importanza è anche la salvaguardia di antiche tradizioni spesso poco valorizzate, soprattutto dai giovani, e che stanno cominciando ad essere abbandonate, come per esempio la lavorazione del Pano de Terra e l’importanza storica che questo semplice tessuto ha per il paese. Permettere all’economia locale e alle piccole comunità di crescere è un modo per far crescere ogni parte del paese, anche se poi la maggior parte del turismo si concentra in poche località. Djunta Mo Art attualmente lavora con più di 40 artigiani provenienti da varie località del paese, con una grande cooperativa agricola di Santo Antao, con l’organizzazione delle donne di Capo Verde (OMCV) ed è distributrice ufficiale del loro progetto “Mãos de Cabo Verde” che riunisce varie cooperative e dove lavorano quasi 200 donne e con il gruppo “Tambra” progetto in cui lavorano varie donne del nord di Boavista. La prossima sfida per il 2021 è riuscire a far arrivare i prodotti artigianali capoverdiani in tutto il mondo attraverso il commercio online.

Djunta Mo Art e Nu Bai sono due progetti diversi ma che da sempre camminano insieme. Djunta Mo Art ha sempre sostenuto Nu Bai. Anche in questo caso il 5% della somma ricevuta nella campagna e i buoni non riscossi entro il 30 giugno del 2022 saranno interamente devoluti all’Associação Nu Bai come fondo per le borse di studio.

Lo zoccolo duro di Djunta Mo Art è composto principalmente da donne: Gaia, Lena, Bruna, Ondina, Jenete, Sandra e con Djunta Mo Art lavorano anche tutti gli artigiani e le cooperative: Ronise, Alcinda, Carla, Adelino, Cesar, Mircia, Carlos, Billy, Tuxa, Alino, Telo, Vera, Joceline e tanti altri. Con Nu Bai Gaia e Lena seguono la parte principale ma niente sarebbe possibile senza il lavoro dell’ICCA, del sostegno della Camera di Sal, della Caritas ma anche di tutte le persone che danno una mano come Paolo, Armindo, Simone, Carola, Daniele e il sostegno di tutte le persone che sempre hanno portato materiale scolastico e fatto donazioni all’Associazione.

Non c’è giorno che abbia passato a Capo Verde senza essermi sentita ben accolta da tutti. È un paese giovane che ha voglia di costruire, di crescere, su certe cose bisogna avere ancora un po’ di pazienza, ma non smetto mai di avere grande fiducia per il suo futuro. La cosa che amo di più di Capo Verde è che è un paese dove si vedono subito i risultati e questo è sempre un grande incentivo per continuare a lavorare nei progetti ed andare avanti. 

I progetti:

La nascita del nome Djunta Mo e Nu Bai ha in un certo senso un’origine comune. Djunta Mo (uniamoci per un bene comune) e Nu Bai (dai andiamo) partono tutti e due dallo stesso desiderio di unirsi e di fare qualcosa tutti insieme. Andiamo dai, diamoci da fare. È solo insieme ed uniti che si possono realmente cambiare le cose.

Noi lavoriamo a due progetti: Nu bai è un’associazione no profit registrata a Capo Verde dal 2012 che si occupa principalemente di borse di studio per il liceo, corsi di formazione e sostegno ad asili, scuole primarie e centri giovanili. Nu bai lavora con l’ICCA da molti anni e collabora con la Camera Municipale di Sal, la prigione di Sal, Caritas di Santa Maria e gruppi sportivi e giovanili come gli scout, gruppi di pallavolo e capoeira.

Djunta Mo Art invece è un’impresa solidaria che segue l’idea del commercio equosolidale (il marchio vero proprio fairtrade è in lista di approvazione dal World Fair Trade Organization – WFTO). L’idea è di sostenere gli artigiani capoverdiani a vivere del loro lavoro, salvaguardare le tradizioni e dare un incentivo all’economia locale. Se si aiuta l’artigiano a vivere con il suo lavoro nella sua località, non si aiuta solo lui ma si sostiene poi l’intera comunità. Attualmente djunta mo art collabora con più di 40 artigiani e 3 cooperative di tutte le isole di Capo Verdd. In particolare, lavora a stretto contatto con l’OMCV (l’organizzazione delle donne di Capo Verde).

https://www.facebook.com/djuntamoart

https://www.facebook.com/nubai.caboverde

LA CAMPAGNA:

Djunta Mo Art – Fair Trade in Cabo Verde – – Raccolta fondi su BuonaCausa.org

A causa dell’emergenza del Coronavirus in questo momento quasi nessuno viaggia per Capo Verde, anche se molti vorrebbero poterlo fare. Tantissime persone in questo periodo hanno perso il lavoro e fra di essi ci sono tantissimi artigiani capoverdiani. Normalmente Djunta Mo Art compra anticipatamente i prodotti e si fa carico delle spese ma dopo tutti questi mesi il progetto non ha la forza di anticipare soldi nell’attesa che riprenda il turismo. Così è stato deciso di creare una campagna. L’idea è abbastanza semplice: compri adesso e ricevi dopo. Facendo una donazione si avrà subito un buono dello stesso valore che si potrà riutilizzare per comprare prodotti artigianali nei punti vendita Djunta Mo Art o appena sarà possibile nel negozio online. I buoni saranno validi fino a giugno del 2022 (per dare il tempo alle persone di potersi riorganizzare per viaggiare) e se si vuole possono essere riutilizzati per essere donati a qualcuno che vive a Sal o a Capo Verde magari per fargli un regalo di Natale. I soldi raccolti verranno utilizzati per poter fare ordini agli artigiani e a permetterli di farli lavorare in questo periodo di crisi in attesa che riprenda il turismo. Grazie a tutti voi e buon Natale e un felice anno nuovo.

VI ASPETTIAMO A CAPO VERDE!!!

https://fb.watch/2uRqSsc5qT/

Artigianato capoverdiano (Arte popolare)

#frammentidiunacapoverdiana
Balaios (cestini)

L’artigianato è un’attività lavorativa e creativa legata alla vita quotidiana di ogni popolo. L’immaginazione dell’artigiano è un elemento essenziale per la creazione di vere e proprie opere d’Arte. Gli oggetti sono fatti a mano e a volte vengono adoperati semplici strumenti nella loro realizzazione.

A Capo Verde “l’arte di arrangiarsi” nel tempo ha portato le persone a essere creative. Sfruttando la propria capacità, conoscenza e risorse, l’artigiano capoverdiano riesce a esprimere la sua cultura attraverso oggetti casalinghi e oggetti decorativi.

Secondo Manuel Ferreira nel libro “Aventura Crioula”: “…resteremo sorpresi dal numero o dalla varietà di abiti, vestiti, ornamenti, semplici manufatti, piccoli oggetti d’uso, prodotto della sensibilità o del genio del popolo capoverdiano.”.

L’artigianato capoverdiano discende direttamente dal continente africano (centro e costa occidentale): la tecnica di modellazione (uso dell’argilla rossa) – terracotta, il batik nella tintura dei tessuti, il lavoro in vimini o in canna, la tessitura del cotone e l’arazzo.

Con i granelli di sabbia si realizzano dei piccoli oggetti tradizionali, ci sono anche Gli spaventa spiriti realizzati con il casco di banane. I giocatoli: bambole di pezza e macchine fatte di latta.

Erano molto usati i gusci di tartarughe per l’elaborazione di oggetti decorativi finché il governo non proibì la loro caccia.

Il prodotto artigianale tipico capoverdiano è il “Pano de terra”, oggi è usato anche nella creazione di vestiti e borse.

Nell’isola di Santiago oltre a oggetti di terracotta, si realizzano oggetti decorativi con noce di cocco, borse di sacco di Juta e cestini (balaios).

Nell’isola di Sao Vicente si realizzano degli strumenti musicali con la corda (chitarre, violini ecc.), dipinti su stoffa, gioielli con conchiglie, oggetti in pietra e pezzi di vetroceramica.

L’isola di Boavista a parte gli oggetti in ceramica, è famosa per i sui cappelli di paglia e cestini di foglie di palma.

L’isola di Fogo con il suo vulcano scolpisce pezzi decorativi in pietra lavica e l’isola di Brava è famosa per il ricamo.

Le isole come Boavista, Sal e Maio caratterizzate per la loro meravigliosa fauna marina e per le belle spiagge (sabbia bianca), alcuni prodotti artigianali realizzati sono orecchini, collane e braccialetti di conchiglie.

La ceramica: la tecnica di modellazione con l’uso dell’argilla rossa è molto elaborata. L’argilla dopo varie fasi di trasformazione è modellata come un cilindro e posata sulla base sul pavimento per asciugare (avviene all’aria aperta). Il tempo impiegato nella costruzione di un oggetto in ceramica dipende dalla dimensione e dalla larghezza. La forma degli oggetti prodotti segue la tradizione africana, con eccezione dell’isola di Boavista che forse negli anni 60 ebbe l’influenza dai portoghesi.

La tessitura: probabilmente è un’eredità dal popolo arabo. È più presente nelle isole di Santiago e di Boavista, ed era un lavoro eseguito dagli schiavi. La coltivazione di cotone e d’indaco (Roccella tinctoria) ha contribuito allo sviluppo della tessitura soprattutto a Boavista.

Nel Museo d’Arte Tradizionale a Mindelo, possiamo trovare una varietà di oggetti artigianali capoverdiani.