La via del cuore

La via del cuore

Questa dualità affoga la mia anima nell’abisso più profondo delle tenebre.

Questa mia dualità distrugge il mio essere.

Quanti scontri ancora dovrei vivere per vedere l’alba dei desideri?

E qual è il segreto della pace che mi fu negata?

Quando chiudo gli occhi l’oscurità mi avvolge nel suo silenzio;

Quando apro gli occhi la luce accarezza le mie lacrime.

Lontano da qualche parte piove, il mio corpo si contorce nel dolore.

Le mie costole si sgretolano una ad una per dare vita ai miei pensieri.

Nel mio ventre cresce l’incertezza di un domani;

Nel mio cuore dimora la dualità dello spirito pentito.

E quante volte ancora la morte mi saluterà da lontano

mentre la vita continua a sorridermi per ciò che è… il calore di un abbraccio mancato.

Il desiderio di morire prima di morire è una speranza prigioniera della luna.

Il fuoco che arde è la promessa del sole.

Sandra Andrade

(Frammenti di una Capoverdiana)

Dialogo nella notte, Parte II: L’incontro!

Foto di jplenio da Pixabay

Leggere prima:

(Dialogo nella notte – Frammenti di Una Capoverdiana)

Dialogo nella notte, parte II: L’incontro!

Tra un sorseggio e l’altro di tè Barbidjaca, i pensieri dei due fluttuano nell’aria come gli atomi nell’universo… la sinfonia imperfetta. La presenza del non invitato si faceva sempre più oscura…

La bambina Araci si addormentò e tutto si fecce buio. Fiumi di immagini scorrevano nel suo sogno, una sensazione di grande confusione e di felicità l’avvolgeva.

Intorno a lei tutto si muoveva, faceva resistenza, voleva svegliarsi ma un impulso più forte la teneva in questo stato di sonnolenza, finché si abbandonò totalmente e si catapultò in un luogo famigliare e misterioso.

Era a Genova, seduta in un bar al Porto Antico, di fronte a lei vedeva il mare, il porto, la sfera dell’Acquario e le varie panchine sparse di qua e di là, gente seduta e gente che passeggiava. Una giornata invernale calda; stava arrivando il tramonto. Il cielo era di un colore rosso-arancione, l’aria era pulita e leggera. Da lontano vedeva due persone, camminavano verso di lei, una era vestita di rosso, indossava una giubba rossa, un lungo velo verde e l’altra portava dei pantaloni marroni, una camicia bianca con righe blu e portava con sé una borsa nera.

Era la nonna Jabar e Zizi (era cambiato)! Era felice ma allo stesso tempo aveva una paura tremenda. La piccola pensava:

 “Oh Dio, è venuta a punirmi… non ho più scampo, non ho voluto mangiare i suoi biscotti! Mi dispiace nonnina, mangerò tutti i tuoi biscotti la prossima volta, non punirmi… ecco stanno arrivando… non posso più scappare”.

Quando sono arrivati davanti a lei, si alzò e li salutò con un inchino. Si accomodarono vicino a lei e inizieranno a parlare in una lingua strana. Araci non capiva quello che le stavano dicendo. Zizi capì e iniziò a parlarle nella sua lingua. Le spiegò che la nonna Jabar lo stava portando nel suo viaggio, la destinazione era un luogo lontano, lontano, lontano.

Zizi era avvolto da una luce bianca e dolce, aveva due compiti speciali in questo viaggio: preparare il cibo e lavare i vestiti della nonna Jabar.

Mentre, Araci stava parlando con Zizi, alzò lo sguardo e lo scenario non era più lo stesso…erano a Capo Verde. Nonna Jabar era insieme a tante persone, non era più vestita come prima, questa volta era vestita di verde e nero. Nella confusione di voci sentiva che le stava parlando, eppure era consapevole che lei non era più fisicamente in quel mondo, non era il suo corpo ma il suo spirito.

La gente si accalcava una contro l’altra, urlavano, laceravano i vestiti e cercavano di prendere la bambina. La nonnina batté un bastone sulla terra e lo scenario cambiò ancora un’altra volta.

Erano a Varazze! Il mare era così pulito, trasparente, color azzurro con delle piccole onde color sabbia. La nonna Jabar e Zizi erano in mare, nuotavano, nuotavano come dei pesci. Araci cominciò a nuotare insieme a loro, una sensazione di pace cresceva dentro il suo cuore e la paura svanì. La cosa strana è che non erano bagnati, i loro abiti erano puliti e asciutti.

Da lontano si sentiva una voce melodica e triste. Qualcuno stava cantando una canzone e la sua voce si avvicinava sempre di più a loro. La bambina Araci alzò lo sguardo e vide una donna con la zampa di gallina che camminava sulle acque.

Sandra Andrade

(Frammenti di una Capoverdiana)